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Espressioni idiomatiche: alle prese con giochi di parole e ironia

  • 17 Jul 2019

SSML Gregorio VII è la scuola di livello universitario impegnata da anni a formare le nuove leve di interpreti e traduttori di qualità.

Tra le competenze del mestiere di interprete professionista c’è l’interpretazione simultanea, la modalità di traduzione usata per conferenze con un elevato numero di partecipanti in cui è necessario che gli interpreti traducano in tempo reale ciò che dice l'oratore.

Ma vediamo come la resa del significato, a volte, possa rivelarsi molto più impegnativa di quanto si possa immaginare: cosa succede, ad esempio, quando l’interprete simultaneo si trova alle prese con la traduzione di espressioni idiomatiche, giochi di parole, ed ironia?

Traduzione letterale e creatività
In questi casi, la traduzione letterale si rivela meno attendibile e l’interprete deve ricorrere a situazioni creative che mantengano un riferimento al contesto culturale di entrambe le lingue di riferimento.

Nel suo libro sull’interpretazione simultanea, Laura Bertone (1989:92) riporta di un interprete che invece di tradurre una battuta si rivolge direttamente agli spettatori, e chiede loro direttamente di ridere; in fin dei conti, è pura discrezione dell’interprete come riprodurre al meglio lo stesso effetto che il testo di riferimento (in questo caso, le parole dello speaker) richiede: in questo caso, ridere.

Nemmeno contesti più formali sono scevri di difficoltà. Di seguito, esempi da incontri da incontri delle Nazioni Unite e oggetto di studi scientifici, rivelano come il contributo dell’interprete sia determinante anche in questi casi.

Sessismo linguistico
Nel corso di un dibattito sul tema del sessismo linguistico durante un incontro delle Nazioni Unite, i delegati si rivolgono al funzionario inglese incaricato di moderare la discussione come: ‘Madam Chairman’, ‘Madam Chairperson’, ‘Madam Chairwoman’, and ‘Madam Chairlady’. Quando una seconda collega si rivolge a lei come ‘Madam Chair’, la risposta è secca: ‘I’d rather you called me a man than a piece of furniture’ (avrei preferito che si rivolgesse a me come ad un uomo, che come ad un oggetto di arredo/mobile/parte dell’arredamento!). Al traduttore (Viano: 189) era richiesta una traduzione in Spagnolo: ma come mantenere il senso della battuta? Le opzioni sono varie:

Una traduzione letterale (‘Prefiero que me diga hombre y no silla, que no soy un mueble). Tale traduzione permetterebbe all’audience di comprendere il significato della battuta in Inglese, perdendo tuttavia il riferimento al gioco di parole.

Una traduzione che unisca il linguaggio di uscita (lo Spagnolo) con quello di riferimento: ‘Prefiero que me llame man y no chair’ (ovvero ‘Preferisco che tu mi chiami man e non chair’). Un’interpretazione letterale della frase seguita da una glossa: ‘se enojó porque le dijo chair a secas’ (‘E’ arrabbiata perché le hanno appena detto ‘chair’).

Un testo da emendare
Simili difficoltà occorrono quando l’oggetto della discussione è un testo che deve essere emendato, e la traduzione viene fornita in modo letterale: se il testo da essere emendato è in Inglese, e la traduzione letterale viene effettuata in Spagnolo, l’audience spagnola penserà che ‘alla terza riga dalla fine del testo’ sia il testo spagnolo stesso a dover essere emendato! La traduzione letterale, infatti, non permetterà di comprendere che il problema risiede specificamente nella formulazione specifica dell’inglese.

In questi casi, un’interpretazione che unisca il linguaggio di uscita con quello di riferimento, e l’aggiunta di una glossa, potrebbero rivelarsi necessari (‘Sugiero que en el penultimo renglon de la pagina tres del texto ingles (segundo de la pagina cuatro del texto espanol) en vez de should se diga shall. La enmienda no se aplica al texto espanol’).

Cavalli e buoi
Ma bisogna stare attenti: a volte lo speaker segue anche la traduzione! In un incontro a Vienna nel 1994 uno speaker spagnolo suggerì che ciò che era stato proposto significasse: ‘poner la carreta delante de los bueyes’, ovvero, letteralmente, ‘mettere il carro prima dei buoi’. L’interprete Inglese decise di rendere l’espressione in maniera idiomatica: ‘putting the cart before the horse’ (mettere il carro prima del cavallo). Ma lo speaker, che stava seguendo la traduzione, protestò sottolineando di aver detto ‘buoi’ e non ‘cavallo’: a suo dire la traduzione non era stata appropriatamente effettuata. E la sottile ironia nella traduzione dell’interprete, che prontamente aggiunse ‘or before the oxen, as the delegate would have it’ (letteralmente: o prima del bue, come vuole il delegato), non sfuggì a nessuno…

Fonti:
L. Bertone, (1989) En torno de Babel: Estrategias de la interpretación simultánea, Buenos Aires: Hachette.
M. Pavlicek, F. Pöchahacker, (2002) ‘Humour in Simultaneous Conference Interpreting’, The Translator 8 (2), 385-400.

Gli esempi sono presi da:
S. Viaggio, (1996) ‘The Pitfalls of Metalingual Use in Simultaneous Interpreting, The Translator, 2 (2), 179-198.